Il punto sulla riforma BCC di Alessandro Azzi

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Il punto sulla riforma BCC di Alessandro Azzi

“Banche cooperative ecco l’autoriforma”

Il punto sulla riforma BCC di Alessandro Azzi, presidente di Federcasse BCC.

Le banche cooperative hanno ricevuto quest’anno una spinta evolutiva senza precedenti, destinata a cambiare radicalmente il panorama del credito in Italia. Per le Popolari la scossa è partita da un decreto legge, che obbliga quelle più grandi a diventare Società per azioni abbandonando il voto capitario (“una testa, un voto”), l’assioma della geometria cooperativa. Le Bcc, invece, hanno ottenuto la possibilità di contribuire a scrivere, insieme alle autorità, la propria riforma. E con l’auto-riforma il futuro del Credito cooperativo: «Il testo è pronto – conferma Alessandro Azzi, presidente di Federcasse, l’associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali – e ci auguriamo che entri in Parlamento per essere discusso e diventare presto  Legge».

Poteva essere calendarizzato già a fine estate, a dire il vero. Ora il tempo stringe: l’autoriforma consente infatti alle Banche di Credito Cooperativo e alle Casse Rurali di assumere nuovi assetti per salvaguardare la banca mutualistica e la sua funzione. Un patrimonio del nostro Paese, come riconosciuto dallo stesso governatore di Banca d’Italia nelle ultime Considerazioni finali. Ignazio Visco ha chiesto alle Bcc di «perseguire forme di integrazione basate sull’appartenenza a gruppi bancari, affinché possano continuare a sostenere territori e comunità locali preservando lo spirito mutualistico che le contraddistingue». Il progetto messo a punto dal Credito cooperativo risponde a questo invito: «Protegge anzitutto la biodiversità del sistema – spiega Azzi – alimentando l’autonomia responsabile di ogni singola banca, esaltandone la mutualità e la dimensione territoriale con una maggiore integrazione per rispondere a quanto chiede l’Europa, soprattutto in termini di capitale». Il cuore della riforma sta qui, e nei fatti verrà formalizzato da un patto di coesione che ogni singola Bcc firmerà con la Capogruppo, una Società per azioni controllata dalle stesse banche di credito cooperativo. Il nuovo assetto, continua il presidente di Federcasse, «è indispensabile per consentire al Credito cooperativo di continuare nella sua missione storica, una missione ultrasecolare (la storia delle Bcc inizia a Loreggia nel 1883, ndr) che affonda le sue radici nel pensiero economico della Chiesa, dallaRerum novarum alla formulazione compiuta della Dottrina sociale, in cui si riconosce alla mutualità e alla cooperazione una funzione fondamentale all’interno del sistema economico in generale e del mondo bancario nello specifico».

La Capogruppo sarà una società per azioni. Non si corre in ogni caso il rischio di snaturare la tradizione cooperativa?
Ciò che cambia non è la missione e la natura delle Bcc, non corriamo il pericolo di vedere morire un modello di economia civile che è espressione profonda della nostra tradizione. Al contrario: la riforma è una grande opportunità per continuare nel processo di crescita della cooperazione bancaria, nel mutuato contesto normativo e regolatorio, con un’organizzazione differente. È quest’ultima che cambia, non certo la natura delle Bcc.

In che modo si modificano gli assetti organizzativi?
Il Credito cooperativo aderisce a un Gruppo bancario cooperativo in forma di Società per azioni. Le singole Bcc sono legate alla Capogruppo da un patto di coesione modulato con criteri di “meritevolezza”. Le Bcc devono cioè rispondere a requisiti oggettivi e a regole scritte nel Patto stesso.

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